| Oldpolaroid: come una vecchia foto del 2008 |
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| Recensioni |
| Scritto da Roberto Pirruccio |
| Domenica 28 Giugno 2009 07:59 |
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Dicevamo, la simpatia. Ebbene, appena parte "About Me Clown" è già una bella sfida alle interpretazioni. Immancabilmente, i sensi cercano subito di collocarsi in un momento della giornata di luce o di buio. Coerentemente col vecchio dilemma del clown che, incontrato per strada di giorno, ci suscita divertite risate, ma che la notte si trasforma nella più inquietante e peggiore delle maschere che potremmo mai sperare di trovarci di fronte (a parte quella di Borghezio, s'intende). Poi c'è un piccolo tuffo nel porto di Bristol tra le grinfie della meravigliosa lezione d'esperienza sonora che il trip-hop ha regalato a tutti noi dai primissimi anni '90 a oggi. Gli oldpolaroid vi si accostano senza aderire al genere, tengono spoglio al punto giusto lo scheletro del brano ("All The Attempts Will Fail") e lo corredano di alcuni puntelli, probabilmente con l'intenzione di mandare a duello una certa dose di ossessività contro un sottile desiderio di abbandono. I londinesi degli anni '60 sarebbero stati orgogliosi di "Connie Won't Let Your Family Adopt A Cat"; walking bass, batteria swing e chitarrina funkeggiante, con immancabili ammiccamenti, urletti e sospiri della bella voce femminile che traina con smaliziata personalità tutto il disco. E' un impasto ben riproposto e che a dir la verità risulta già ben collaudato ai giorni nostri da un discreto filone revivalistico di arrangiamenti analoghi. Questo per fare i "tecnici": col cuore, invece, vi dico che mi sono divertito e ho pure picchettato con le dita un po' dove mi capitava. Tutte le band hanno un classicone, non c'è niente da fare. "Geneve" è il classicone degli oldpolaroid. Non per una sua particolare predominanza qualitativa rispetto agli altri brani, dato che, nonostante la varietà stilistica, il disco va preso nel suo insieme e non è facilmente spezzettabile e riordinabile. Ma piuttosto perché riunisce tutte le anime di questa band, le spalma l'una sull'altra e ha una linea melodica decisa e scorrevole che farebbe invidia a qualsiasi moderna rock band in crisi perché non scala più le classifiche di vendita. Magari gli oldpolaroid non vogliono né scalare le classifiche di vendita, né tantomeno far sapere troppo in giro di questa canzone e ritrovarsi i redivivi Blur sotto casa a implorare qualche spunto d'ispirazione. Però sappiano che esiste la possibilità. Nell'augurarci che i Blur non abbiano di queste strane pensate, speriamo invece in un sostanzioso ampliamento di questo interessantissimo progetto e ci ripromettiamo di seguire molto da vicino i prossimi movimenti degli oldpolaroid, nei limiti delle vigenti leggi sullo stalking. |





Sono simpatici, gli oldpolaroid. Te lo spiegano subito, questo tratto caratteriale, fin dal primo approccio all'ascolto di "Men Who Hate Women". Il loro è un EP autoprodotto nel 2008 e, a meno di clamorose smentite dei diretti interessati, il riferimento è contemporaneissimo, d'attualità diremmo, all'epiteto-manifesto dell'ultradiscusso romanzo di Stieg Larsson. Quantomeno nel titolo, è chiaro. Per me, amante delle divagazioni nell'humus culturale di chi fa musica, questi dettagli contano non poco.