| Intervista a Shiva Bakta |
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| Scritto da Ornella Benedetti |
| Lunedì 29 Giugno 2009 11:09 |
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Shiva Bakta è uno che s’è messo a scrivere canzonette dopo circa 8 anni di totale inattività musicale. Avevo chiuso definitivamente con la musica nel 1999 dopo che s’era sciolto il mio vecchio gruppo. Ma è come decidere di chiudere con le donne dopo che t’ha lasciato la ragazza. Ci si ricasca prima o poi. Così nell’estate 2007 ho iniziato a scrivere canzonette per la mia amica LE-LI con in mente il progetto di un duo acustico, ma il duo non s’è mai fatto per le evidenti differenze tra le nostre cose. Così m’è rimasto in mano un pugno di canzonette a cui piano piano se ne sono aggiunte altre. Dovessi parlare delle influenze farei sicuramente del casino, posso più che altro parlare di ascolti, e se dico Donovan, Jefferson Airplane, Motorpsycho, Beach Boys e Beatles della fase lisergica, i Pink Floyd con Barrett, e gli Spirit di Randy California direi che ho racchiuso tutto. Tutte cose che quando scrivo, comunque, cerco di evitare accuratamente. Perché bene o male, quanta gente ha già rifatto i Beatles o Syd Barrett? Il tuo album mi ha dato fin dai primi ascolti l'idea che avesse un lato A ed un lato B, per il tono e gli argomenti che trattano i brani, c'è stato un criterio preciso nella scelta e nell'ordine delle tracce che compongono il tuo album? Ci sono brani a cui sei più legato o più semplicemente che senti di più? Un lato A e B effettivamente ci sono: il “lato A” è venuto giù in poche settimane, 6 canzoni una dietro l’altra, le ho solo dovuto allineare. Waiting for the summer è effettivamente la prima canzone che ho reso pubblica su myspace a gennaio 2008, e Another song la seconda e così via. Il “lato B” è venuto fuori tutto dopo il mini tour con gli Yuppie Flu. Avevo scoperto le maracas, e come rendere discretamente i colpi sulla mia chitarra da 50 euro. Sono canzoni un po’ più arrangiate, e che purtroppo dal vivo ancora non posso rendere completamente come vorrei, ma in futuro vedremo. Mi dicono tutti che dovrei essere orgoglioso di Another Song, anche se per me è solo….un’altra canzonetta tra le tante. Insomma, tengo a tutte e a nessuna in particolare. Diciamo che le mie preferite saranno le prossime che arriveranno. Come sono nati gli incontri con nomi eccellenti delle musica indipendente italiana e straniera che troviamo nella tua biografia? Chi salveresti della musica italiana contemporanea? L’incontro importante è avvenuto su myspace. Così in molti m’hanno detto “ma allora funziona?”. Matteo Agostinelli degli Yuppie flu ha sentito qualche canzonetta su myspace, m’ha scritto una mail di complimenti, poi per due mesi non ho avuto sue notizie. A 5 giorni dall’inizio del Fragile Forest tour, alla vigilia del concerto al Covo, mi scrive Paola della Homesleep per chiedermi se avessi voluto andare in tour con loro. M’è preso un colpo, perché non mi ero mai esibito da solo in vita mia, e per di più in un palco importante come il Covo. C’ho pensato. Ma non potevo certo rifiutare. E lì è iniziato anche lo Shiva Bakta in versione live. Grazie a loro poi ho aperto una data di Jason Lytle, sempre al Covo. Poi ho avuto modo di aprire il concerto ai Blake/e/e/e (secondo me il miglior gruppo in circolazione adesso in Italia) e di conoscere Giovanni Gandolfi della Unhip, che mi ha fatto suonare con Geoff Farina. Come sarà il futuro per Shiva Bakta? Stai scrivendo nuovi brani? Cosa dobbiamo aspettarci? Il futuro è così fatto: scrivo canzonette, faccio concerti, devo trovarmi due partner live (che ho già trovato a dire il vero, dobbiamo solo sincronizzare gli orologi e poi si parte) e magari ad ottobre registrare qualcosa di nuovo, non so bene se un EP o un altro disco. Vedremo. Tutte decisioni che prenderò in corsa. Shiva Bakta si esibirà in acustico il 6 luglio nel The Wanderer Korner del Friction Festival a Spilamberto (MO), ore 23. Articoli correlati: |





