| "L'amore non è bello". Parola di Dente |
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| Scritto da Ornella Benedetti |
| Martedì 30 Giugno 2009 08:25 |
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Dente ha fatto uscire il suo album “L'amore non è bello” il giorno di San Valentino, sì, proprio con quel titolo lì in quel giorno lì, cose così ormai le fanno in pochi, in un gesto solo dici tutto: il titolo e il giorno di pubblicazione raccontano tutto il disco, meglio di un qualsiasi comunicato stampa. Nelle 13 tracce dell'album, Dente racconta dell'amore e di tutte le sofferenze inevitabilmente connesse, i testi non sono più ironici ma piuttosto amari e disincantati. Sono 13 storie leggere ma inevitabilmente crudeli e per questo ancora più reali e vere. Questa volta non c'è più l'album lo-fi a cui ci aveva abituato, è una produzione notevole, ben fatta e curata che da ancora maggior forza ai testi rendendo i brani così accattivanti che poi ci prendi gusto a crogiolarti nella tristezza e nella malinconia che raccontano. La presenza consistente dei fiati e di sintetizzatori rendono l'atmosfera vellutata e composta, come dovrebbero essere state le perfomance negli anni 60 e 70 di tutti quei cantautori italiani che hanno fatto la storia e sono oggi la tradizione che ha fatto crescere Dente e tutti gli altri giovani autori della nostra musica indipendente. Così ti chiedi se sia stata Irene ( “questa donna non è una donna, questa donna è un miracolo” ) a fargli scrivere Incubo e A me piace lei , ovvero un piccolo riassunto concentrato di una storia d'amore in 3 canzoni. Ti convinci che deve essere stata proprio lei, perchè poi ad ognuno di noi almeno una volta è capitato di dire, o almeno pensare, “a me piace lei e lei piace a me, e vorrei che mi vedesse che la pensasse esattamente come me” . La melodia di Voce piccolina di entra in testa subito, le parole sono quasi una filastrocca e poi spontaneamente ti ritrovi a canticchiare quell'armonia che rende in meno di 2 minuti praticamente la perfezione. Dato che l'amore non è bello, Buon appettito è quell'augurio onesto e malinconico che ti viene spontaneo quando vorresti dimenticare in un attimo l'altra persona e la storia appena finita, ma non è possibile perchè sai ormai troppo, (sai come ha colorato i mobili e sai benissimo anche dove abita). La più grande che ci sia sono 50 secondi surreali che ti aspetti da uno come Dente, indescrivibili e ti trovi lì ad ascoltarli e dargli anche ragione, poi in un attimo si passa alla favola di un Ti arriva un' altra storia disarmante quando i fiati che accompagnano il piano e la voce entrano in Finalmente, dove la malinconia sembra inesauribile (“ho capito finalmente che ogni scelta è una rinuncia ed io non voglio scegliere mai più”). Verso la fine ti trovi il singolo di lancio di questo album, Vieni a vivere è lì come penultima traccia, il disco forse sta tutto in quel brano e chi non conosceva Dente come musicista, lo scopre al meglio, perchè la melodia, gli arrangiamenti e i testi si legano talmente bene che ti affascinano in un attimo, come una favola, ma in realtà ti stanno raccontando solo la più semplice ed ovvia verità. Questo disco, con questo titolo, non poteva che chiudersi con un brano come Solo andata, che ti spiega in 4 minuti e poco più perchè l'amore non è bello, “fai due conti e dimmelo dove e come siamo finiti”, tra ortiche ed oro che diventa carbone, piogge e ferite, forse l'arrangiamento che ha scelto la rende così onesta che sembra quasi la più personale tra tutti le storie dell'album. Così alla fine del disco ti rendi conto che ti sono passati davanti quasi 40 anni di storia, ma che sono stati letti nella contemporaneità e resi in qualcosa che può essere una buona base per costruire il nuovo della musica italiana. Credo che si possa essere sempre più convinti che grazie ai giovani cantautori, come Dente, che sono in attività oggi, la musica italiana non sia produttrice di canzonette ma piuttosto di realtà uniche e originali. |






